Alistair Dawes conduttore

riconoscimenti della critica

 

Alistair Dawes conduttore

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PETER GRIMES - MODENA / REGGIO EMILIA / FERRARA

 

`Teatro comunale – Modena. 

Il ricco eclettismo della partitura ha trovato nell’orchestra della Fondazione “Arturo Toscanini” un tramite sostanzialmente adeguato, gestito con dinamismo da Alistair Dawes, protagonista di una lettura musicale che pareva evidenziare di volta in volta I passaggi più scopertamente drammatici.
Il giornale della musica

 

Teatro dell Valli – Reggio Emilia.

Alistair Dawes ha diretto l’orchestra Toscanini con grande cura del timbro e dei chiaruscuri, privilegiando le tinte fosche e scegliendo tempi abbastanze distesi per un’opera più di ogni altra “marittima”, anzi “oceanica”.
Il portale di Reggio Emilia.

Teatro dell Valli – Reggio Emilia.

Artefici di questa esemplare rappresentazione l’Orchestra Toscanini, diretta con precisione analitica, pari a infuocata passione, da Alistair Dawes …..Spettacolo curato sul piano musicale nei minimi dettagli, con un’orchestra che negli ampi squarci sinfonici in cui si apre la partitura ha saputo raccontare la vicenda, commuovendo. Omaggi meritatissimi al directore, più volte chiamato in scena, e agli interpreti.  Giornale di Reggio

 

Teatro comunale – Ferrara.

Brava l’orchestra della Fondazione Arturo Toscanini, che si è superata per impegno, limpidità do suono, preciosione ed espressione…..Dal podio Alistair Dawes ha illuminato di suoni tutta la vicenda: chiara la sua frequentazione della musica di Britten, perentorio il suo gesto, precisi I suoi attacchi all’ensemble, al coro e ai cantanti. Il direttore ha saputo esplorare tutti I colori della musica del Novecento, ma ha messo in evidenza, come controcanto, la melodia propria dell’opera dell’Ottocento quando la partitura lo consentiva. E i sei interlude sinfonici sono stati eseguiti con grande bravura e migliore effetto.
Cronache del palcoscenico.

 

THE RAPE OF LUCRETIA – FIRENZE

 

“Sul podio Alistair Dawes ha dimostrato di padroneggiarne il linguaggio con disinvoltura assicurando tensione al passo narrativo ed una resa abbastanza levigata agli strumentisti del Maggio. Molto convincente è stata d’altra parte la risposta dei cantanti.

La Nazione, Giovedì 8 febbraio 2001

 

“Collaudato interprete di Britten, Alistair Dawes ha diretto il ristretto organico orchestrale del Maggio Musicale Fiorentino rispettando la cifra cameristica della partitura e restituendo chiara leggibilità, insieme a un progressivo sviluppo drammatico, alla struttura compositiva dell’opera, nei suoi numerosi quadri e nei diversi momenti climatici in cui è articolata. Esecuzione che, insieme all’eccellente regia di Abbado, ha riscosso calorosi consensi di pubblico, forse non numerosissimo al Teatro Goldoni ma sicuramente molto partecipe e colpito dalla felicità dell’operazione.

L’Opera, Marzo 2001

 

“…mentre sul podio del ridotto organico del Maggio …agiva con sensibilità e precisione l’inglese Alistair Dawes.
Britten costruisce un tracciato strumentale e vocale improntato alla massima concentrazione espressiva. E Dawes, lavorando di cesello sui gruppi eccellente dei nostri elementi d’orchestra, ha sottolineato la forte gestualità sprigionata dall’asciutezza del linguaggio. Ma è stato anche bravo nel saper levigare le superfici sonore quando la vicenda tocca i vertici di puro lirismo, forse mai raggiunti di Britten in un modo così insistito.

Il Giornale della Toscana, Giovedì, 8 febbraio 2001

 

“Non una ripresa di routine, ma una vera e propria nuova preparazione: dai risultati anche migliori, se il ricordo non ci inganna, di quella precedente (l’onore va comunque diviso equamente tra i due teatri per un’operazione esemplare). L’efficienza musicale era assicurata da un direttore a noi sconosciuto, Alistair Dawes, rappresentante di quella scuola inglese che in questo repertorio è non solo nato e cresciuto ma anche elettivamente di referimento: la scuola dei Davis e dei Tate, per intenderci, se non di Britten stesso. Inglesi erano per lo più anche I cantanti, di assoluta eccellenza per doti sceniche e vocali. Ma ancor più inglesi di loro , nel senso migliore del termine, risultavano anche I solisti dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino … Un team professionalmente affiato sotto la guida di un regista che, se non portasse il cognome che porta (o lo portasse con meno rigorosa serietà), sarebbe ormai anche ufficialmente riconosciuto come il migliore della sua generazione. Il pubblico sembrava stupito di scoprire un tesoro la cui l’altezza di profilo (artistico, spirituala, umano) si legava a emozione di palpitante attualità.

Il Giornale della Musica

 

 

 

 

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